In questo articolo:
OLIO DI PALMA TRA LUCI, OMBRE E NUMERI 

SCORE CARD WWF: FOCUS SULLE AZIENDE

Dalla margarina al rossetto, dai dolciumi ai detersivi: l’olio di palma si trova in una miriade di prodotti quotidiani ed è l’olio vegetale più consumato e scambiato al mondo, rappresentando il 41% del consumo globale annuo di olio vegetale e oltre il 60% dell’olio vegetale scambiato ogni anno.

Dietro a questa materia prima c’è un’industria che crea un numero enorme di posti di lavoro dando un importante contributo a molte economie locali e nazionali.

La palma da olio è la pianta più efficiente in termini di produttività, poiché utilizza meno della metà della terra richiesta da altre colture per produrre la stessa quantità di olio. Quindi, la sostituzione dell’olio di palma con altri tipi di olio vegetale implicherebbe l’utilizzo di quantità di terra molto più grandi, aumentando il rischio di deforestazione.

 

Fonte del grafico: WWF
https://palmoilscorecard.panda.org/why-a-scorecard

 

Allora perchè molti prodotti alimentari riportano con orgoglio “senza olio di palma”?

Come mai si è diffuso questo senso di boicottaggio nei confronti di chi utilizza l’olio di palma?

Perchè questa efficienza non viene premiata e l’utilizzo incentivato?

Le negatività possono essere riconducibili all’aspetto sostenibile e in particolare a tre macro categorie:

1. AMBIENTE
Spesso la necessità di terreni per la coltivazione di palme da olio ha portato alla distruzione delle foreste pluviali, causando la perdita di habitat di numerose speci animali in via di estinzione, tra cui oranghi, elefanti, rinoceronti e tigri, con effetti catastrofici sulla biodiversità e gli ecosistemi di acqua, suolo e aria.

2. PERSONE
L’espansione della produzione di palma da olio è avvenuta spesso a scapito dei diritti e degli interessi delle comunità locali e delle popolazioni indigene. In cambio di cibo e medicine infatti, ci sono stati appropriamenti di terreni a cui hanno avuto seguito sfollamenti forzati, molestie e crimini vari. Anche i conflitti derivanti dalle condizioni di lavoro dei lavoratori delle piantagioni e la discriminazione nei confronti dei piccoli proprietari hanno gettato ombre sul settore.

3. CLIMA
La conversione di foreste e torbiere in piantagioni di olio di palma rilascia grandi quantità di anidride carbonica, andando ad impattare sui cambiamenti climatici. Gli incendi utilizzati per ripulire le foreste hanno causato inquinamento atmosferico in tutto il sud-est asiatico in numerose occasioni. La quantità di gas serra emessi durante gli incendi indonesiani del 2015 è stata quasi pari alle emissioni dell’Indonesia per l’intero anno.

 

L’INDUSTRIA DELL’OLIO DI PALMA PUO’ ESSERE SOSTENIBILE?

La risposta è sì: l’industria dell’olio di palma può essere sostenibile, esente da deforestazione e conflitti con le comunità.

COSA DEVONO FARE LE AZIENDE?

Tutte le aziende che utilizzano prodotti a base di olio di palma devono garantire che loro e la propria catena di approvvigionamento siano sostenibili e libere dalla deforestazione e dalla conversione degli ecosistemi naturali. Non solo: le aziende devono avere un approccio pro-ambiente e pro-persone.

In concreto:

  • Acquisto di solo olio di palma sostenibile certificato CSPO (RSPO).
  • Acquistare solo da fornitori che adottano e attuano una politica senza deforestazione e conversione.
  • Garantire la trasparenza riferendo le fonti e l’utilizzo dell’olio di palma, nonché sui loro progressi e azioni almeno una volta all’anno.
  • Garantire che gli impegni e le azioni riguardino l’intero gruppo aziendale, si applichino a tutti i paesi in cui il gruppo opera e coprono tutti i tipi di olio di palma che utilizzano.

L’ANALISI DI WWF

All’inizio del 2020 WWF ha pubblicato una scorecard che analizza le aziende che utilizzano l’olio di palma.

Sebbene nessuna società abbia ottenuto il massimo dei voti, ci sono importanti aziende che totalizzano 19 o più punti su un massimo di 22. Tra queste spiccano Ferrero (unica azienda a totalizzare più di 20), EDEKA Kaufland L’Oréal IKEA.

A portare queste aziende nelle prime posizioni della scorecard c’è l’utilizzo di olio di palma sostenibile, esente da deforestazione, con un attenzione particolare alle catene di approvvigionamento, nonché con un’importante investimento di tempo e risorse per sostenere il settore in modo responsabile.

Andando nel dettaglio della scorecard:

  • Solo tre quarti delle aziende si assumono un impegno pubblico nel procurarsi olio di palma certificato e sostenibile (CSPO RSPO) al 100%
  • Solo il 58% dei 9 milioni di tonnellate di olio di palma dichiarati cumulativamente dalle società è certificato e sostenibile
  • Delle 173 società valutate, tutte tranne 32 sono membri della RSPO
  • Meno di un terzo delle aziende valutate richiede una politica priva di deforestazione dei propri fornitori
  • Oltre un quarto delle aziende sta investendo in azioni sul campo nei paesaggi che producono olio di palma e più di un quarto sono coinvolti in piattaforme orientate all’azione (oltre all’adesione alla RSPO da sole) per sostenere un settore responsabile
  • Emerge una variazione molto piccola nei punteggi medi tra acquirenti di olio di palma grandi (più di 1 tonnellata) e piccoli (meno di 1 tonnellata), vedi Ayam Brand, piccolo acquirente che totalizza 15,5 punti e Unilever, che spicca nella categoria dei grandi acquirenti con un punteggio di 14,75.
  • Nessuna azienda raggiunge il punteggio massimo di 22 ma una, Ferrero, raggiunge 21.5 punti su 22.

In conclusione, l’olio di palma non deve essere demonizzato, anzi. Se utilizzato adeguatamente porta a benefici per l’ambiente e il business, ma la scorecard rivela che vi sono margini di miglioramento in ottica di trasparenza e concretizzazione, ovvero dimostrare di aver rimosso la deforestazione nonché convertito le loro catene di approvvigionamento di olio di palma.

In questo nuovo decennio, di New Deal, le aziende possono assumere un ruolo importante intervenendo adesso. È questa la sfida lanciata da WWF, che continuerà a monitorare le aziende, nella speranza di trovare un giorno risultati 100% sostenibili.


RECAP:

 Dai prodotti alimentari a quelli manifatturieri: l’olio di palma è l’olio vegetale più consumato e scambiato al mondo, rappresentando il 41% del consumo globale di olio vegetale e oltre il 60% dell’olio vegetale scambiato ogni anno.

 Ferrero, EDEKAKauflandL’Oréal e IKEA sono le aziende migliori in termini di sostenibilità nell’utilizzo di olio di palma. Ferrero è l’unica azienda a totalizzare un punteggio sopra al 20 (21.5 su 22).

 Delle 173 società valutate, tutte tranne 32 sono membri della RSPO, ma solo il 58% dei 9 milioni di tonnellate di olio di palma dichiarati cumulativamente dalle società è certificato e sostenibile: vi sono margini di miglioramento.

 

Categorie: INSIGHTS

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *